In ricordo d'o Barone Stampa E-mail
Scritto da Daniele Serapiglia   
Sabato 23 Aprile 2011 11:58

 

Lo incontravi ogni giorno in piazza, sotto i portici vicino il bar di “Robertino”. Io che gli ho abitato accanto, lo incrociavo spesso sotto casa e, quando non lo vedevo, alzavo lo sguardo verso le sue finestre, da dove usciva il suono di una radio, di un cd o di una chitarra. Una finestra di un appartamento che viveva di musica. Spesso mi sono chiesto cosa Sandro si aspettasse, alla mia età, negli anni settanta, da quella sua passione. Cosa avrebbe voluto poter dire a tanti attraverso le sue canzoni. Quale fosse il sogno che lo accompagnava da giovane e che lui non ha abbandonato fino alla fine. Una domanda, la mia, senza risposta, visto che non ho mai avuto il coraggio di porgliela. Comunque, i sogni di Sandro glieli leggevi negli occhi, sempre nascosti dai suoi spessi occhiali; nel volto vissuto, forse abusato, che rimarrà impresso nei ricordi di molti di noi. Mi faceva sorridere quando, incontrandomi, mi diceva: “Tu assomigli al fratello di quella che m’ha fatto impazzì”. Oppure, quando mi chiedeva qualche spicciolo per la sigarette o per una bevuta, aggiungendo: “Ma i soldi tu i tenghi pe tì”. Mai molesto e sempre discreto in queste sue richieste, che se potevi esaudivi, Sandro ti dava tanto con i suoi racconti, che hanno affascinato molti della mia generazione. Chi come me ha imbracciato una chitarra, anche con dubbi risultati, chi invece ha suonato qualche strumento, facendo della musica un lavoro, è da sempre rimasto affascinato dalle sue memorie. Storie di vita che ti catapultavano in un mondo scomparso, fatto di autostop, Renault 4, Diane, e di tanta musica. Un tempo in cui salire su un palco significava alimentare, oltre una logica componente narcisistica, la volontà di inviare un messaggio. Oggi, infatti, al di là di pochi fortunati esempi, pare che tutto, anche nel mondo dell’arte, ruoti intorno all’apparenza. Invece, Sandro era pura essenza, nel bene e nel male, con le sue miserie e le sue risorse. Ciao Barone, ti auguro, qualora esista un dopo, di poter passeggiare in una piazza serena con il tuo stereo sulle spalle: magari le emittenti che troverai nel tuo prossimo cammino passeranno anche la tua musica…

 

 

 
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