Intervista al candidato alla Segreteria PD Roma Marco Miccoli Stampa E-mail
Scritto da Vladimyr Martelli   
Mercoledì 24 Novembre 2010 12:10

1) Preliminarmente le chiediamo cosa “fa nella vita” ossia quali incarichi politici ricopre e quale è il suo lavoro

Attualmente faccio politica a tempo pieno e sono Consigliere Provinciale del Partito Democratico. Per 24 anni ho fatto l’operaio ed ho fatto anche sindacato presso la CGIL. Sono coordinatore pro tempore di Roma per il PD, fatto che mi ha spinto poi a candidarmi per la segreteria del PD a Roma

 

2) Quali sono i punti programmatici della sua candidatura, o meglio quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a candidarsi alla segreteria politica del PD romano?

I punti riguardano due aspetti fondamentali. Innanzitutto l’idea di città che il partito democratico deve costruire per l’alternativa ad Alemanno, ridisegnando un nuovo modello di città. Il secondo aspetto è proprio quello di ricostruire un partito adatto allo scopo, che si ridona la capacità di elaborazione, di studio, di ascolto, di interlocuzione con gli attori sociali della città e con le forze produttive. Il progetto politico parte dall’idea, che è anche il primo punto programmatico del documento, che gli strumenti di governo che abbiamo a disposizione per la città di Roma non sono più sufficienti; l’idea è quella di puntare all’area metropolitana, il governo dell’area vasta, il superamento della provincia e del comune, dando più poteri e più decentramento ai comuni della Provincia e ai municipi. Dentro questo orizzonte c’è il nuovo modello di sviluppo della città che parte dalla sostenibilità dal punto di vista ambientale, del lavoro, del reddito dell’integrazione, della vivibilità della città stessa; accanto a questo vi è l’obiettivo che riguarda il ritorno della produzione di qualità a Roma. Al centro di tale obiettivo vi è lo sviluppo sostenibile con investimenti che devono essere fatti nell’innovazione, nei settori che trainano l’economia, quali le energie alternative, l’ecocompatibilità, il trasporto non inquinante, la multimedialità, la produzione culturale, l’audiovisivo, la produzione cinematografica, il turismo sfruttando quelle che sono le bellezze di Roma. Tra le cose che vogliamo valorizzare c’è anche l’Agro romano, a differenza di del Sindaco Alemanno. Vogliamo valorizzarlo perché è un asset produttivo straordinario: Roma è il più grande Comune agricolo d’Europa ed Alemanno vuole costruirci le case , invece noi vogliamo puntare sul biologico, sull’agricoltura sociale. Il terzo punto è quello della rete della conoscenza, dei saperi, della formazione professionale, delle università

3) Il PD all’esterno è visto come un partito dalle molte anime e correnti. Il caso di Milano sembra essere l’emblema di come un partito diviso può esprimere dei candidati che non hanno il consenso della maggioranza degli elettori, anche se in ultima analisi la vittoria di Pisapia è stata accolta con favore ed unità da tutto il centro sinistra. Da dove può e deve ripartire il PD a Roma? Quali sono le priorità?

Il PD proprio per come è costruito si offre ad un pluralismo vasto che non può diventare danno per lo stesso partito. Un conto sono le opzioni politiche che si scontrano all’interno del partito, un conto sono le correnti, le anime del partito, che sono dettate dallo stare insieme dietro ad un cognome: questo non è utile al partito democratico. L’esempio di Milano, ma non solo, è figlio dell’esercizio estenuante di una mediazione tra le varie anime per trovare dentro il partito una candidatura che possa mettere d’accordo tutti, questo porta alla fine, nell’indicare un candidato che risulta essere non affascinante al di fuori dal partito. Il partito appare spesso diviso perché guarda troppo al proprio interno concedendo poco alla discussione esterna, al confronto con gli altri e questo è stato un danno. Con il partito di Roma possiamo dare un contributo: la mia candidatura ha messo d’accordo trasversalmente le vecchie mozioni, che rappresentano le diverse anime, sono state, insomma, messe da parte le differenze. Dobbiamo creare un partito la cui classe dirigente si fonda sul merito, sul lavoro svolto, sulla fatica e questo è il contributo che Roma può dare al partito intero.

4) La crisi politica nazionale è alle porte. Il Governo Berlusconi potrebbe “cadere” con effetti collaterali anche sul governo della città di Roma. Se ciò accadesse, quale può essere la strategia da mettere in campo da subito?

Ci troviamo davanti ad una crisi del centro destra che è una novità assoluta; prima le crisi erano crisi di rapporti ma stavolta c’è una crisi di consenso su Berlusconi ed è questa la novità. Il centro destra crolla ma, ahimè, il partito democratico non intercetta questi malumori. A Roma può accadere che la dirompenza di questa crisi può coinvolgere anche il governo della capitale perché Alemanno si è esposto a livello nazionale ed Alemanno è l’unico che può sostituire Fini affiancando Berlusconi; quindi credo che Alemanno sarà coinvolto in prima persona e le riunioni che sta facendo confermano questo ragionamento. Proprio per questo noi dobbiamo essere pronti, mettere in campo il progetto, scrivere il documento della Roma che vogliamo nel 2013 e pensare al gruppo dirigente che sosterrà questa nostra impostazione. Dobbiamo pensare alle primarie, perché attraverso questa modalità possiamo mettere in campo la nostra migliore risorsa facendola legittimare dal voto; senza questo percorso non sarebbe comprensibile né il progetto né il gruppo dirigente che lo sostiene.

5) Cosa si deve fare per rendere il partito più vicino ai problemi dei cittadini romani anche nell’ottica di riavvicinare le persone alla vita ed alla passione politica?

Noi dobbiamo costruire un partito utilizzando tre aggettivi, che iniziano tutti con la lettera U.

Il primo è utilità, cioè creare un partito percepito come utile. La politica sta soffrendo un periodo di mancanza di fascino; la politica e frequentare i luoghi della politica non è affascinante per i cittadini. Bisogna, invece, creare un partito a cui i cittadini si rivolgono perché si fidano, un partito che ci mette la faccia, che si rimette al lavoro, che riscopre il gusto della fatica, dello studio. Ci sono troppi salotti televisivi della politica, troppi cognomi e poco progetto politico; vedo troppa autoreferenzialità e poco lavoro sui territori.

Il secondo aggettivo è Umiltà; non siamo un partito umile, siamo percepiti come un partito elitario, e questo lo possiamo fare se ricominciamo a lavorare, se ci mettiamo la faccia tutti i giorni , nei territori, nelle periferie, molta umiltà che significa rimboccarsi le maniche come dice Bersani, facendolo per davvero.

Il terzo aggettivo è Unità, non quella finta dei capobastone che si riuniscono attorno a un tavolo e creano l’unità su un accordo. L’unità e attorno ad un progetto politico, attorno ad un’idea di città, su dei valori comuni per la ricostruzione del progetto di sviluppo di Roma. Questo mi interessa, questa tipo di unità. L’unità che serve è quella di un partito che si stringe solidale attorno ad un gruppo dirigente che rappresenta un progetto politico.

 
module and plugin to add google adsense to joomla based websites