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In piena facoltà, Egregio Presidente ci vogliamo tenere fuori dal tifo da stadio dopo le dimissioni di Berlusconi, anche perché è arrivato il momento di cercare di non parlare più di Berlusconi. E’ chiaro che bisogna ora depuraci dal berlusconismo, che è un’altra storia. Oggi è arrivato il momento di sottolineare cosa bisognerebbe fare. L’ottica dalla quale si guardano le cose deve cambiare. Bisogna schierarsi ed allora bisogna stare dalla parte degli ultimi, di chi non arriva a fine mese con il proprio stipendio, di chi è povero e non sa cosa fare, di chi è straniero, di chi è anziano: la realtà avrà un’altra luce. Queste cose ce le hanno insegnate molti. Tra tutti un tal Don Milani. Ma veniamo ad alcuni particolari. Non vogliamo riforme e provvedimenti che, come qualcuno ha già detto, sono macelleria sociale. Le cose da fare sono molte e sicuramente in tanti stanno dicendo la loro in questo momento: tecnici, giornalisti, politici, gente comune. Caro Presidente, per avere equità bisogna subito colpire i privilegi, perché questo significherebbe dare l’esempio. Se vogliamo chiedere sacrifici a tutto il paese i primi sacrifici vanno richiesti alle varie caste, padreterni , ecc., ecc., che popolano la nostra società. Solo alcuni esempi. E’ l’ora di una patrimoniale, ovvero un’imposta che tenga conto della ricchezza complessiva di un soggetto, cioè del suo patrimonio mobiliare e immobiliare. E’ l’ora di chiedere sacrifici seri ai nostri parlamentari. La pensione dopo 5 anni di legislatura è un’offesa verso chi lavora una vita. Bisogna estendere il sistema contributivo anche ai deputati e senatori; pertanto gli anni di legislatura effettuati si andranno a sommare, così come oggi lo è per tutti, al montante contributivo della singola persona, magari prevedendo una diminuzione della quota che va nel medesimo montante. La pensione dovrà arrivare, con tale modalità nuova di calcolo, nei tempi previsti per tutti gli altri lavoratori. E’ l’ora di chiedere contributi a chi ha pensioni elevate, a chi cumula più pensioni, a chi ha la baby pensione, a chi con il sistema retributivo percepisce una pensione molto più elevata di chi andrà in pensione con il sistema contributivo (ovviamente da una certa soglia). E l’ora di unificare il sistema pensionistico per tutti ed in particolare per i parlamentari, consiglieri regionali, ecc. ecc. E’ l’ora di colpire gli alti burocrati, che grazie al fuori ruolo cumulano più stipendi e maturano anzianità in posti di lavoro che non frequentano più da anni (ad esempio al Consiglio di Stato, e nella magistratura in genere) maturando stipendi sempre più cospicui che si sommano agli stipendi che prendono come Capi di Gabinetto, Capi di Uffici legislativi, Presidenti di autorità, ecc.ecc. E’ l’ora che chi è eletto al Parlamento non deve svolgere altra attività lavorativa. Basta con i parlamentari che continuano a fare gli avvocati, i giornalisti, gli imprenditori, i presidenti di credito cooperativi; parlamentari che non hanno un codice deontologico, perché non approvato dalle camere, e che presentano leggi pro società nelle quali siedono nei consigli d’amministrazione. E’ l’ora di dire basta ai doppi, tripli, quadrupli incarichi retribuiti che si cumulano sempre sui soliti notabili. E’ l’ora di diminuire il gap tra gli stipendi dei dirigenti e quello degli impiegati (in particolare nel pubblico impiego dove esistono regole non omogenee). Si faccia un giro sui portali delle amministrazioni pubbliche, sezione trasparenza, e vedrà cifre iperboliche dei vertici delle amministrazioni, che spesso sono poco trasparenti perché ad esempio nascondono le indennità di risultato della dirigenza. E’ l’ora di togliere quella regoletta (Dpr 22 dicembre 1986 n. 917) che permette a quelli che fanno donazioni ad un partito politico di ottenere sconti fiscali superiori a chi dona gli stessi soldi ad una organizzazione umanitaria. Caro Presidente il primo atto da fare, e scusi l’arroganza, forse non è emanare nuovi provvedimenti dai contenuti più disparati bensì è quello di emanare una legge che abroghi molte delle cose che abbiamo scritto o tante altre che sono intrise di ingiustizie varie. Egregio Presidente, forse è il caso di chiamare la Gabanelli, Rizzo e Stella, e per par condicio magari anche Mario Giordano. Le trasmissioni ed i libri che hanno scritto sono sicuramente un punto di riferimento per sapere cosa bisogna cambiare. Lo sappiamo, le cose da fare sono molte, e la politica dovrebbe prendersi queste responsabilità. Ma a volte non stare nell’arena politica, essere super partes perché tecnico, o perché come Napolitano si deve essere istituzionalmente dalla parte del popolo, nella sua interezza, può dare la forza di fare pulizia di norme che gridano vendetta per la loro iniquità. Egregio Presidente, non ce l’abbiamo con Lei, ma per prima cosa ci dia l’esempio, magari rifiutando l’indennità di Presidente del Consiglio, le macchine, i voli di Stato gonfiati per appuntamenti personali, le sontuose scorte. Caro Presidente, per favore, ci faccia sognare
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