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Già in passato ci siamo occupati dell’Associazione Glocus, think tank indipendente che elabora progetti e proposte per la promozione dell’innovazione e della modernizzazione economica, sociale e istituzionale dell’Italia, e dei suoi convegni. E vista l’importanza e la connotazione fortemente “innovativa” dell’ultimo convegno ve lo vogliamo raccontare. Il 7 luglio scorso l’Associazione Glocus, presso la British School, ha affrontato un tema di cui si sta molto parlando negli ultimi tempi ovvero quello delle città intelligenti (smart city). Giustamente il convegno poneva già nel suo titolo una affermazione netta ovvero che le città intelligenti non sono solo una sfida tecnologica. Le tecnologie sono oramai la chiave, secondo tanti, per rispondere all’esigenza di città più vivibili. A tal proposito l’Europa ha stanziato i primi 80 milioni di euro per lo sviluppo di città intelligenti e per riconvertire servizi e infrastrutture a favore del territorio e della società civile. Secondo il Presidente di Glocus, Linda Lanzillotta “Il dibattito sulle città digitali dimostra che la tecnologia da sola non basta se non è supportata da politiche mirate a interventi coordinati da tutti i livelli di governo (Comuni, Province, Regioni, Stato e Unione europea). Politiche e interventi che devono sempre considerare le ricadute sociali ed economiche”. Il convegno ha visto la partecipazione oltre di studiosi e rappresentanti di grandi società del settore tecnologico, anche del Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e del Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio. Già dalle prime battute gli invitati hanno posto e sottolineato vari problematiche. Alfonso Fuggetta (professore ordinario di informatica presso il Politecnico di Milano) ha affermato che “il problema per le smart city non è tecnologico, bisogna avere una vision, ossia fini e mezzi”. Secondo il professore gli orientamenti attuali sulle città intelligenti si muovono lungo due direttrici: applicazioni di tipo esoterico o wi fi, che rappresenta per molti la soluzione per tutto. Il problema non è la singola infrastruttura ma è tener presente l’intero ecosistema. Le città intelligenti devono essere luoghi dove si può creare, condividere ed elaborare l’informazione; le informazioni, quindi, secondo Fuggetta, devono essere integrate e solo in questo modo la città è intelligente: la logica, pertanto, è usare dati esistenti degli altri per elaborarli e contemporaneamente offrire dati agli altri. Il successivo intervento di Andrea Granelli, Amministratore Delegato Kanso, ha sottolineato la dimensione sociale delle città intelligenti le quali hanno bisogno di sviluppare l’innovazione come chiave di inclusione e non di esclusione. In tal senso il suo intervento è stato caratterizzato dall’importanza della dimensione umana. Nei discorsi che si fanno sulle città intelligenti, ha affermato Granelli, l’uomo risulta essere spesso un attore fantasma. Nel 2028 il 90% della povertà sarà nelle città e l’innovazione si deve interrogare fin da subito su questo problema. Le città intelligenti devono essere legate ai cittadini ed alle problematiche che emergono. Altri interventi, come quello di Michele Vianello, Direttore Vega Park, hanno invece sottolineato come la privacy è un ostacolo allo sviluppo delle città intelligenti: i continui flussi informativi che monitorano i cittadini e che servono per lo sviluppo di studi e soluzioni, per fare in modo che l’internet delle cose dialoghi con internet delle persone, confliggono spesso con le norme che tutelano la privacy. C’è sempre più bisogno, secondo il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, di città che diventino cordiali ed amiche, che sappiano rendere una vita più semplice a chi ha una vita complicata. Secondo il Sindaco, una città intelligente non può essere intesa esclusivamente come più efficace. Massimo Marciani, Presidente Fit Consulting, ha affermato che bisogna definire il sistema di governance ed i politici devono individuare le priorità. Soltanto la congestione delle città, afferma Marciani, costa a tutti 9 miliardi di euro l’anno. Luca De Biase, giornalista de Il Sole24Ore, introducendo la parte dedicata agli interventi sulla politica e sulla governance, facendo il punto sul dibattito, ha giustamente rilevato che “Non esiste un mezzo senza un fine” e per questo le città intelligenti non sono solo una sfida tecnologica e che tutto è legato ad una vision; ed allora, secondo il giornalista, i punti sono tre: a) come costringere i politici a pensare a lungo termine, b) come dobbiamo definire e costruire le città intelligenti, c) in una città intelligente la privacy deve necessariamente cedere di fronte ad un benessere comune. Linda Lanzillota, Presidente Glocus e deputato, ha sottolineato l’importanza che la politica si interessi alla tecnologia anche se attualmente c’è una scarsa cultura e disponibilità in tal senso forse perché c’è un fattore demografico che pesa anche sulla politica. Non esistono luoghi di pianificazione strategica ed istituzioni che curano questi aspetti e che sono sensibili allo sviluppo tecnologico. Mario Calderini, Professore ordinario al Politecnico di Torino dove insegna Strategia e Management dell’innovazione e rappresentante del Ministro Brunetta poiché anche componente dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, ha dichiarato che l’Agenzia di cui fa parte è stata creata proprio per dotare l’azione governativa di uno strumento centrale che si deve occupare della diffusione delle tecnologie per l’innovazione e che ha la missione di accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e di promuovere l’integrazione fra il sistema della ricerca e il sistema produttivo. Il lavoro che si sta facendo, sottolinea Calderini, è quello di ragionare su una doppia piattaforma: la prima è quella dove si stabiliscono le regole di ingaggio forti tra pubblico e privato, la seconda è quella dove si effettua l’integrazione classica che deve andare verso la standardizzazione. Ma i problemi nascono, ha affermato Calderini, in particolare con le Società municipalizzate che vivono le soluzioni tecnologiche in relazione alla loro possibilità di sopravvivenza. In un momento di crisi bisogna cercare, secondo Calderini, risorse alternative attraverso il project financing e il public procurement. E presto, ha annunciato Calderini, verrà fatto un bando di 100 milioni di euro proprio sul progetto delle smart city. Il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, ha affrontato le problematiche che sono emerse dai vari interventi, affermando che anche nella visione politica esistono le politiche e che bisogna rimanere fedeli ad un concetto semplice che è quello del bene comun. Secondo Zingaretti ormai bisogna parlare di aree metropolitane perche è là che si concentra la ricchezza, lo sviluppo; o meglio bisogna parlare di sistemi urbani complessi. L’Italia non cresce più, ma in Italia esistono tra le 8 e le 10 aree extraurbane nelle quali non ci sono strumenti adeguati di governance del territorio locale. Il politico, secondo Zingaretti, deve unire all’ascolto di tutti, al vedere, al capire i problemi, la capacita di decidere e di prendere posizione. Per tale motivo, ha continuato il Presidente della provincia di Roma, il wi fi non è la rivoluzione ma è un fatto concreto che è stato attuato nella provincia romana: “ora la rete wi fi è la più grande d’Europa e si è federata nel momento che il federalismo si è arenato con la nasciti di wi fi Italia: con la stessa password in molte città d’Italia ci si potrà connettere e navigare su internet senza pagare nulla”. Secondo Zingaretti su Roma si è perso di vista il problema perché bisogna iniziare a parlare di capitale metropolitana. Esistono 600mila persone che ogni giorno entrano a Roma, per lo più provenienti dai comuni della Provincia, per lavorare, studiare, ecc.; “… è come se un’intera regione come l’Umbria si spostasse quotidianamente verso Roma”. Contestualmente, fa notare Zingaretti, le maggiori infrastrutture e non solo, sono fuori la città e ricadenti in altri comuni: l’aeroporto a Fiumicino, il porto a Civitavecchia, le terme a Tivoli, i parchi giochi a Valmontone, e così via. Quindi i problemi non sono solo le strisce bianche o blu, il problema è avere una politica che ha come obiettivo il bene comune, una visione di insieme che tiene conto del vicino; in tal senso pensare di costruire metropolitane che arrivano al ridosso del grande raccordo anulare e che non hanno fermate nei comuni limitrofi, dove esiste un grande flusso di pendolari, è una strategia figlia di una visione miope. E qui il discorso del Presidente della Provincia di Roma ha toccato i nodi politici di questi giorni. Rispetto all’abrogazione, non sostenuta dal partito democratico, delle province, Zingaretti ha sottolineato il fatto che se si vogliono sciogliere le province, punto che in precedenza in qualità di eurodeputato egli ha sostenuto, bisogna che si preveda subito l’elezione di enti intermedi di area vasta; a tal proposito il Presidente ha fatto notare che più che tagliare gli enti eletti dal popolo bisognerebbe tagliare gli enti intermedi di stretta emanazione governativa (centrale) come i consorzi, gli enti di bacino, ed altro, che rappresentano il vero sperpero di denaro pubblico. Secondo Zingaretti bisogna semplificare i livelli di governo attenendosi strettamente alle competenze: proprio per questo sembra inutile costituire Assessorati, come quello alla Cultura presente in molte province, che risultano essere inutili perché le competenze sono di stretta osservanza dei Comuni e delle rispettive Regioni. Insomma, città intelligenti fatte da uomini e donne intelligenti che sanno guardare il prossimo e il bene comune, che sanno essere amiche e cordiali, che sanno diminuire e magari azzerare le distanze tra chi è svantaggiato e chi non lo è, e che non sono legate all’individualismo, al particolare o al bene di pochi.
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