| Paradigma Italia |
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| Scritto da Vladimyr Martelli |
| Lunedì 30 Gennaio 2012 09:34 |
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Paradigma Italia In questi giorni sono accadute molte cose che ci hanno fatto riflettere. In particolare stiamo pensando alla tragedia della Concordia ed alle reazioni che si sono avute in tutto il mondo. L’altro fatto, sicuramente di minore importanza ma che è utile per una piccola riflessione, riguarda le dichiarazioni del vice Ministro del lavoro Michel Martone. Concordia Molti ne hanno scritto. Molti ne hanno parlato facendo anche satira (si veda Crozza all’ultimo Ballarò). In alcune trasmissioni radiofoniche si è discusso sullo “Schettino” o sul “De Falco” che è in noi. Si è parlato di vigliaccheria e di eroismo. Le cose che accadono sono spesso figlie del caso o di scelte aberranti ed irresponsabili, comunque sono figlie di un modo di essere, del non rispettare le regole da parte di persone che in alcuni momenti si credono onnipotenti. Si è cercato di trovare un filo rosso che può unire la tragedia della nave Concordia all’attuale situazione italiana. Da una parte, e sulla base di quanto ora è emerso, ci sono delle persone irresponsabili e quindi incompetenti che hanno fatto scelte tragiche, errate e superficiali probabilmente per dimostrare la propria potenza e bravura. E’ la triste storia del viaggio della nave, “l’inchino” voluto dal comandante Schettino all’isola del Giglio infrangendo, come già fatto altre volte, le regole per le quali la rotta è già stabilita e deve essere quella. E’ il ritardo nell’ordinare l’abbandono della nave. E’ la fuga dell’equipaggio di comando che invece di sovrintendere alle procedure di abbandono della nave preferisce stare da un’altra parte. E’ chi deve controllare e che pur sapendo dell’usanza pericolosa dell’inchino non fa nulla e lascia correre. Ma la nave Concordia è la metafora dell’Italia? Su questo proprio non ci stiamo. Nel mondo molti hanno voluto trovare nel comportamento del capitano Schettino il modo di essere di un intero popolo. Il Der Spiegel sulle sue colonne ha riproposto il classico stereotipo dell’italiano, vile al momento di prendere decisioni importanti, un po’ spaccone e simpatico quanto irresponsabile. Trovare degli spunti su avvenimenti tra loro distanti ma che hanno dei punti di contatto fa parte della retorica. Certo l’Italia è stata guidata per molti anni da persone che hanno guardato l’interesse di alcuni e non il benessere di tutti. In questo senso il paragone con il comandante Schettino, ovvero della persona non all’altezza della responsabilità che ricopre, è fastidioso e fuorviante. Il Der Spiegel sbaglia e sbaglia il Giornale che gli ha voluto rispondere, con il titolo roboante dell’altro giorno “A noi Schettino. A voi Auschwitz”, in una sorte di contrapposizione tra chi nella storia ha fatto più errori, o meglio più orrori, banalizzando contestualmente il dramma della Shoa. Non si possono prendere delle scorciatoie, prendendo ad esempio dei disastri e facendoli diventare il paradigma di una situazione diffusa. Fare di tutta un’erba un fascio spesso è una tentazione di molti e le facili metafore non rendono il giusto. L’Italia è evidentemente anche qualcos’altro. Sicuramente il disastro dell’isola del Giglio ci deve spingere a fare una riflessione ad ampio raggio, analizzare cosa non è andato cercando nomi e cognomi e responsabilità, anche di chi deve controllare e non lo fa o la fa con superficialità, per evitare di navigare nel mare magnum del tutti siamo responsabili e nessuno in definitiva poi lo è. Certo, quello che è accaduto fa male; fa male pensare alle persone morte ed ancora disperse, ma fa altrettanto male vedere i turisti che si fanno fotografare davanti la nave Concordia adagiata sugli scogli dell’isola del Giglio come se fosse un nuova attrattiva turistica. Sfigati e fighetti Meglio sfigati che fighetti. Questa affermazione è stata detta dopo l’infelice uscita del Vice Ministro Michel Martone, che ha parlato di sfigati rivolgendosi agli studenti che si laureano dopo i 28 anni. Subito contestato, il buon Martone, uomo fortunato con alle spalle una famiglia, il papà famoso magistrato, che come minimo gli ha permesso di studiare senza andare a lavorare, ha dovuto specificare con chi se la prendeva nel suo blog personale www.michelmartone.org ; questa è una parte della sua dichiarazione “… non mi riferivo a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso. Mi rivolgo piuttosto a tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano ‘comodamente’ dopo i 28 anni …”. Puntualizzazione dovuta ma comunque tardiva. Subito la sua carriera accademica e professionale è stata scandagliata e sono venute fuori delle cose non proprio trasparenti. Tra queste i giudizi critici dei professori universitari che lo hanno esaminato quando divenne a soli 29 anni professore ordinario. Parlare a sproposito, starsi ad ascoltare (magari piacendosi) piuttosto che ascoltare gli altri, affermare per poi ritrattare e puntualizzare, non dare importanza a quello che si dice, fare i piacioni e i fighetti (Berlusconi docet) … E’ questa la classe dirigente che ci deve rappresentare? Situazioni diverse, riflessioni diverse, ma questa è l’Italia che non ci piace e che in definitiva non è l’Italia in senso lato. Accostamenti, metafore e similitudini pur dando risalto ad italici modi di essere non sono e non possono essere rappresentativi di una nazione e di un popolo intero. Ce ne dobbiamo vergognare ma su questo dobbiamo costruire per essere diversi, per essere migliori. |


