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Siamo in piena estate ed allora sembra utile dare dei consigli di lettura che ci aiutino a nutrire la mente anche in un momento particolare della storia della nostra Repubblica e della storia economica mondiale che ci può indurre a ripiegarci sui nostri problemi. Piccole tracce su libri, che al di là di chi li scrive, ci aiutano a riflettere, ci possono anche indignare ed arrabbiare, ma comunque ci spingono a porci domande, ci offrono risposte e magari ci aiutano, chissà, anche a trovare soluzioni. Walter Veltrroni nel suo ultimo libro “L’inizio del buio, Alfredino Rampi e Roberto Peci soli sotto l’occhio della TV”, ricorda due momenti drammatici della nostra storia. Alfredino Rampi era un bambino di 6 anni quando, il 10 giugno del 1981, cadde in un pozzo artesiano nella campagna di Vermicino, vicino a Frascati; dopo inutili tentativi di salvataggio e la presenza mediatica che portò nelle case degli italiani il dramma di Alfredino e di tutta la famiglia Rampi, con l’arrivo sul luogo anche dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il bimbo morì il 13 giugno. Una tragedia che è ancora impressa nella mente di tutti noi, di chi in quel periodo era adulto e di chi era ragazzo; il ricordo del pianto di un bambino che, come dice l’autore, è “… tutti i pianti di tutti i bambini nel mondo. Tutti in una volta …”. Contestualmente alla tragedia del Vermicino ve ne è un’altra che scorre parallelamente ed è quella di Roberto Peci, fratello del primo brigatista pentito Patrizio Peci, che negli stessi giorni viene rapito dalle brigate rosse, processato e ucciso solo perché fratello di un brigatista pentito. Un fil rouge unisce le due tragedie, l’irruzione dei mass media e l’uso delle telecamere che trasformano l’evento facendolo diventare cronaca di pubblico dominio con l’effetto di trasformare la realtà in un reality. Nell’omicidio di Peci il tutto viene ripreso dalle telecamere e i brigatisti sembrano essere i precursori dell’uso dei video nei rapimenti adeguando le modalità del sequestro alle nuove regole della società delle comunicazione, quello che faranno successivamente i terroristi di al-Qaida. Alfredino e Roberto, due solitudini, due isolamenti, due situazioni diverse ma anche con tanti punti di contatto. Come dice nel saggio, presente nel libro di Veltroni, Eugenio Borgna, la morte ed il morire di Alfredino e Roberto ridesta in ognuno di noi sgomento e smarrimento, e che “… confrontata con l’angoscia e la disperazione di Alfredo ciascuno di noi non potrà non avere sentito la propria sofferenza come insignificante e come tollerabile. Non c’è nella vita di così doloroso, e di così intollerabile, del pianto e del morire di un bambino …”. Mario Giordano, ex direttore de Il Giornale, ex Direttore del telegiornale di Italia1, ecc., ecc., ha scritto un libro, che in questo momento di crisi economica e di manovre finanziarie che ci chiedono “lacrime e sangue” perché bisogna abbattere le spese inutili ed anche i costi della politica, è come un pugno nello stomaco. “Sanguisughe”, è questo il titolo, è un’inchiesta sulle pensioni, sul cumulo delle pensioni, sulla disparità dei trattamenti pensionistici. C’è chi percepisce una pensione lorda mensile di 402,12, euro, e per una serie di conguagli in un mese l’emolumento che si percepisce diventa addirittura di 0,78 euro, e chi per un solo giorno di presenza in parlamento percepisce 3108 euro lordi pari a 1733 euro netti al mese. C’è il pensionato più pagato d’Italia, Mauro Sentinelli (inventore del sistema di ricezione telefonica GSM) che percepisce lorde 90.246,55 euro al mese, pari a 3008 euro al giorno; ci sono nomi noti, ex Presidenti della Repubblica, ex Presidenti del Consiglio (Giuliano Amato che percepisce 31.411 euro lorde al mese), molti cumulano tre o quattro pensioni (come giornalista, professore, parlamentare, presidente di qualcosa) e nomi meno noti. Ci sono molte baby pensioni, tra le quali quella della moglie di Bossi, Manuela Marrone che è in pensione da quando aveva 39 di anni. E così via di seguito e il paradosso è che tutto risulta essere perfettamente legale: come perfettamente legale sarà per quelli che andranno in pensione tra qualche hanno che avranno il sistema contributivo come riferimento e la maggior parte verrà da anni di precariato quindi con montanti pensionistici più bassi rispetto ai “fortunati” del sistema retributivo. E in mezzo ci sono pensioni pagata a falsi ciechi, falsi lavoratori agricoli, ecc. ecc. Un buco nero, fatto di privilegi per non poche persone, che grava sulle spalle di tutti i contribuenti mettendo a rischio il futuro di tutti. E allora cosa fare? Se ci sono tagli da operare, risparmi da fare perché non mettere mano anche nel sistema pensionistico italiano? Come giustamente afferma l’autore i sacrifici se si chiedono bisogna chiederli a tutti. Nel campo delle pensioni lo slogan è “i diritti acquisiti non si toccano”. Ma per quale motivo? E poi siamo sicuri che stiamo parlando di diritti o forse sono privilegi che oramai sono anacronistici per non dire al di fuori di ogni logica? E perché tutto questo non si può cambiare, ad esempio estendendo a tutti il sistema contributivo e tagliando, decurtando i cumuli pensionistici, tagliando i soldi dei parlamentari legandoli, come vuole Brunetta per gli impiegati pubblici, a parametri meritocratici e bloccando comunque gli aumenti di pensioni stratosferiche? L’ultimo libro ci fa guardare al passato e fuori dall’Italia. Daniele Serapiglia con “La via portoghese al corporativismo” ci conferma il fatto che il fascismo italiano fu un punto di riferimento importante nel contesto europeo di quegli anni. Il corporativismo lusitano del primo dopoguerra, che si poneva come sintesi del pensiero sociale cattolico e di quello liberale, fu modellato sull’esempio di quello dell’Italia di Benito Mussolini. “Fascismo di Mussolini ed Estado Novo di Salazar possono essere considerarsi come sotto sistemi di un fascismo generico che attraversò l’Europa e il mondo alla ricerca di una terza via tra democrazia liberale o il socialismo di sistema.” Insomma, il salazarismo, come afferma l’autore anche sulla base di studi fatti a proposito anche da Enzo Collotti, di diritto si inserisci tra i fascismi. Alla creazione dell’Uomo fascista corrisponde in Portogallo la volontà di costruire l’uomo nuovo portoghese, nazionalista e consapevole delle propria provenienza e della propria storia. Si opera, quindi, sulle masse iniziando dalle scuole e dall’educazione perchè tutto diventi con il tempo a favore del regime. Una storia, quella portoghese, non molto conosciuta ma che offre spunti di riflessione di varia specie. Un regime che vuole cambiare le persone, modificare le donne e gli uomini partendo anche dall’educazione scolastica. Come non fare allora banali riflessioni su un passato molto presente? Ai lettori le ardue sentenze.
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