| La Roma si allontana dalla zona Champions... |
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| Scritto da Luca Di Giovanni |
| Martedì 14 Febbraio 2012 11:14 |
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Doveva essere la partita della svolta , l’ennesima, la prova d’appello per un campionato magari non da protagonista, ma almeno per rincorrere un posto tanto agognato in Champions League. Doveva , poteva , visti anche i risultati piuttosto favorevoli, l’Udinese che perde , l’Inter che affonda lì ad un solo punto di distanza. Insomma come sempre si poteva… ma come sempre non è stato. Ma nel modo più brutto, più sciatto, che lascia oltre al solito amaro in bocca anche un vago senso di frustrazione e impotenza.
La Roma di Siena , squadra tignosa e compatta e poco più, oltre a perdere , ha lasciato veramente allibiti per la sua pochezza psicologica , tattica ma soprattutto per la sua ciclica e ripetitiva sequenza di errori. Macroscopici . Se per progetto ,calcio moderno, e chi più ne ha più ne metta , significa ridursi negli ultimi venti minuti a buttare nella mischia attaccanti su attaccanti e improvvisare un modesto difensore centrale come boa lì in mezzo all’area di rigore,ciò ha veramente dell’incredibile . Del paradossale. Luis Enrique come un Carlos Bianchi o un Ranieri qualunque perde la testa e fattosi prendere dalla frenesia di recuperare una partita già persa in partenza nella testa dei suoi giocatori , non trova altro di meglio che intasare l’area di rigore del Siena nemmeno fosse la vigilia di Natale in Via del Corso.
La pochezza della Roma odierna è qualcosa di agghiacciante. Troppo brutta per essere vera la squadra vista di scena al Franchi. Le sconfitte di Udine , Firenze o Cagliari al confronto sono partite da rivalutare se paragonate alla sconcertante prova fornita in Toscana dagli undici di Luis Enrique.
La gara è semplicemente stata un copia in colla di partite che troppo spesso siamo stati costretti ad assistere con l’aggravante di una sterilità offensiva ai massimi livelli. Un solo tiro nello specchio della porta, e zero occasioni da gol. Roma lenta, poco fluida e pasticciona soprattutto nella fase di impostazione, e avversari arroccati dietro , muniti di tanta corsa, pressing continuo sui portatori di palla romanisti e densità a centrocampo che neanche sulla metro alle otto di mattina. Il trucco è sempre lo stesso , ormai l’hanno capito tutti , tranne uno. Luis Enrique. La Roma quando non è in giornata è di una lentezza spaventosa , incapace di produrre gioco , ingarbugliata nel suo giro palla complesso e poco efficace. Se poi a mancare è anche la precisione nei passaggi più elementari allora per gli avversari è davvero festa. Chiedere al giovanissimo Viviani di reinventarsi De Rossi per una sera è impresa impossibile , ma anche pretendere che i tre di centrocampo non sbaglino un passaggio su due anche. La Roma come al solito si è andata a imbucare nel tranello preparato anzitempo a tavolino dal furbo Sannino alla vigilia, che ingabbiando i palleggiatori romanisti subito ripartiva a velocità spaventosa approfittando delle praterie gentilmente concesse dai distratti e poco funzionali terzini alti ( ma a che pro? ) della squadra giallorossa. Se sulle corsie laterali si hanno Maicon, Dani Alves o il Candela dei tempi dello scudetto tanto per citarne alcuni è un conto, e questa tipologia di gioco ha un senso, ma con Rosi e Josè Angel con tutto il rispetto non si va da nessuna parte. Proprio così, questo giocare tutti all’attacco con i terzini così in avanti, ormai non serve più a nulla se poi di gioco sulle fasce se ne fa e se ne crea poco. I laterali romanisti mancano di qualità , soprattutto nell’uno contro uno impedendo così l’allargamento delle difese avversarie e di conseguenza le incursioni dei vari Simplicio , Totti o Pjanic. Il risultato? Un pastrocchio giallorosso di proporzioni ciclopiche pronto ad essere messo alla berlina dai vari contropiedisti del Siena. Così all’ottavo del primo tempo Destro approfittando della prima di una serie di disattenzioni difensive della Roma, da due passi con un pallonetto decideva di graziare Stekelemburg mandando il pallone di poco alto sopra la traversa. Emulato in questo solo pochi minuti dopo dal suo compagno di reparto Calaiò che sfruttando l’ennesima voragine lasciata a sinistra da Josè Angel tutto ancora solo davanti a Stekelemburg decideva di sparacchiare fuori da due passi. Ma l’occasione più limpida per il Siena arrivava dopo la mezz’ora ancora con il giovane Mattia Destro, che su cross dell’indisturbato Giorgi dalla sinistra, a due metri dalla linea di porta mandava ancora una volta incredibilmente alto. E la Roma ? Un continuo tocchettare sulla tre quarti infruttuoso e irritante con un Totti nervoso e inquieto incapace neanche lui con la sua classe e le sue intuizioni di riportare questo manipolo di giovani sulla retta via. Così ma solo per una ventina di minuti e poco più nel primo tempo, è il solo Lamela a cercare di dare la scossa, ma sue tracce si hanno solo al 22’ con una bella punizione dai 25 metri ben deviata in corner da Pegolo. Primo tempo troppo brutto e sottotono dei giallorossi, magari la Roma nel secondo tempo riuscirà lo stesso a spuntarla, avrà pensato qualcuno armato di tanta fiducia, nell’intervallo. E invece. Juan infortunato lascia spazio a Kjaer che dopo appena sei minuti decide di dare una svolta in negativo alla sua prestazione e a quella della sua squadra. Disattenzione colossale del centrale danese e rigore dubbio quanto stupido e inutile provocato.Calaiò dal dischetto fa 1-0. Reazione romanista? Neanche per sogno. E se ad una Roma in svantaggio e incapace di ribaltare situazioni di difficoltà avevamo assistito ad un “ tiqui taqua” lento e prevedibile ma comunque un poco ragionato almeno nelle intenzioni, stasera Luis Enrique si è abbandonato all’improvvisazione tattica più assoluta e avvilente. Fuori Totti e Simplicio e dentro Osvaldo e Bojan ( chi l’ha visto? ) e visto anche il catenaccio vecchio stile di Sannino nuovo profeta ( di cosa? ) in toscana che con il suo 6-4-0 chiudeva a doppia mandata le vie di transito per arrivare dalle parti di Pegolo, il tecnico asturiano udite udite decideva di spostare Kjaer libero ormai da compiti di marcatura , a fare danni anche in avanti in veste di attaccante aggiunto. Il risultato è stato una serie di palloni dell’ave Maria scaraventati nell’area senese al grido di “ che dio ce la mandi buona “ con un risultato offensivo assai deludente. Zero palle gol, se si esclude al 37’ uno straccio bagnato di Borini , e tanta tanta confusione. Per tanto si era parlato di canovaccio tattico ben preciso, modulo rigoroso da perseguire a proprio rischio ( sempre comunque altissimo ) e pericolo, alla ricerca spesso vana di poter portare a casa un risultato attraverso il gioco ,attraverso uno schema predefinito. Ma l’obbrobrio tattico a cui abbiamo assistito nel finale solleva molti dubbi e tanta incertezza sul processo di crescita di una squadra già troppo incostante , con pochissimo carattere ma che nel suo ferreo 4-3-3 fatto di possesso palla aveva costruito la sua ancora di salvataggio, il suo scoglio ( assai scivoloso però ) su cui aggrapparsi, su cui resistere anche dinnanzi ad una sconfitta. Ecco, vedere lanci lunghi alla ricerca del capoccione biondo di Kjaer fa quasi più male dell’ennesima sconfitta di oggi ( e sono già otto stagionali…) di una Roma che ufficialmente si tira fuori dalla corsa ( semmai ce ne fosse stata una per lei…. ) per un posto in Champions League.
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