| Roma: due passi avanti e quattro indietro |
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| Scritto da Luca Di Giovanni |
| Giovedì 02 Febbraio 2012 16:05 |
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L’isola che non c’è più. Per la Roma. Il Sant’Elia ancora una volta si dimostra campo stregato per i colori giallorossi che qui non vincono ormai da 17 anni, dal lontano 1995. E se l’anno scorso il 5-1 preso in Sardegna fece tanto clamore , di sicuro non passeranno affatto inosservati i quattro schiaffoni rimediati anche stasera dalla squadra di Luis Enrique. Che insieme al 3-0 rimediato con la Juve in coppa e allo scialbo quanto sofferto pareggio casalingo di domenica scorsa, se non aprono una sorta di mini crisi in casa Roma poco ci manca. Ballardini l’ha preparata bene la sfida e alla vigilia si diceva sicuro di sapere dove mettere in grande difficoltà la Roma. Per la sua strada ( ma quale? ) invece ripeteva di dover continuare Luis Enrique pensando al pareggio con i felsinei solo come ad un errore di percorso. E invece. Invece aveva ragione il buon Ballardini. Il suo stratagemma ormai di dominio pubblico ha dato i suoi frutti. Squadra corta, raccolta , densità a centrocampo, pressing alto sul primo portatore di palla romanista ( Gago)e il gioco è fatto. Poi se in difesa gli avversari si presentano con Rosi, Josè Angel e Kjaer, diciamo che il tuo compito è di molto agevolato. Neanche il tempo di prendere le misure e il redivivo Thiago Ribeiro fa 1-0. Dormono tutti , compreso Stekelemburg e al Sant Elia già si esulta ( poco per la verità viso i tanti settori dello stadio chiusi per inagibilità..). Il pareggio di Juan è solo un illusione, pura fantasia se poi Borini venti minuti più tardi su un bolide di Pjanic ti porta sul 2-1 nel più bello e insperato dei sogni. Appunto. Subito infranti però se con una difesa da Lega Pro e poco più,il Cagliari rubata palla a centrocampo in contropiede ti fa letteralmente a fette. Prima un avviso e Thiago Riberio manda fuori, poi un altro e Pinilla di testa solo soletto ( toh che novità! ) spreca e poi infine lo schiaffo. Pesante. Kjaer ancora vaga per il campo , Rosi sonnecchia , Stekelemburg invece non sa più che fare e intanto Pinilla si è già levato la maglietta pronto ad esultare con i suoi nuovi tifosi. L’attaccante cileno appena comprato dal Cagliari è al suo esordio assoluto con la nuova maglia davanti ai suoi nuovi tifosi, figuriamoci se la Roma non si lasciava scappare questa bellissima occasione per il suo battesimo…. Nella ripresa chi si aspettava una reazione veemente degli uomini di Luis Enrique rimarrà di sale. Nessun cambio , stesso ritmo, stesso copione e a far festa come al solito sono sempre gli altri. Gago ( benino fino a quel momento ) sbaglia tutto , il Cagliari riparte, solita prateria e Thiago Ribeiro incornicia con una doppietta la serata dei suoi sogni..ovviamente quest’anno non gli era mai capitato….ci ha pensato come al solito la Roma a rendergli gloria. Preso il terzo gol la Roma però si sveglia. Un po’. Almeno questo. Il Cagliari arretra, stanco e in fase un po’ confusa, la Roma non eccelsa ma con un po’ di convinzione in più crea e spreca. Anche molto. Con Rosi, con Lamela , con Pjanic (destro di pochissimo a lato) e due volte con Borini, in una un miracolo di Agazzi nega la gioia al migliore in campo ( diciamo meno peggio) dei romanisti. Il Cagliari soffre e colpisce solo di contropiede ma ogni volta che parte, fa male. La Roma rischia ma non morde più di tanto offuscata lei stessa dal suo giro palla continuo, ma monotono, inefficace e monocorde. Ci si mette anche l’arbitro, il rigore per trattenuta evidente di Agostini su Kjaer è piuttosto plateale , ma gli alibi della Roma stasera non hanno né giacchetta nera ( scusate gialla) né fischietto in bocca.Gli alibi non ci sono. La Roma pecca come al solito di personalità, cattiveria, e orgoglio. La difesa fragile e scoperta è lasciata spesso in balia degli attaccanti cagliaritani da due terzini di poca qualità e sempre molto alti. Troppo. Gli avversari controllano, facilmente ripartono e ogni volta fanno del male. La squadra di Luis Enrique se non va a mille e tutto non funziona perfettamente perde di lucidità, velocità ed efficacia consentendo così ai velocisti di turno di arrivare in porta con tre passaggi tre. Non come Gago e compagni che prima di concludere un’ azione scambiano il pallone almeno per una decina di minuti ogni volta. E mentre Luis Enrique e i giallorossi si interrogano se era meglio intervenire o meno sul mercato , ormai andato, Ibarbo nei minuti di recupero in contropiede decideva di ridicolizzare Juan come fosse un dilettante qualsiasi nelle amichevoli estive di precampionato, e servire sul piatto d’argento ad Ekdal la palla del pokerissimo. 4-2 e tutti a casa. Ragionare col senno di poi soprattutto dopo batoste di questa portata è esercizio assai azzardato. Ma ragionare se questa squadra forse nel mercato appena concluso avesse bisogno di qualche rinforzo , invece che del solo sconosciuto Marquinho e di qualche cessione illustre per alleggerire le casse del monte ingaggi, ci sembra una considerazione alquanto legittima e pertinente. La Roma e questo va imputato al suo allenatore manca di fisionomia tattica e comportamentale. Schiava non del risultato ma semmai della sua instabilità di gioco e sotto il profilo psicologico. Capace di vincere con tutti , ma di perdere con chiunque. Forse troppo sopravvalutata e piuttosto povera non nel numero dei giocatori ma nella qualità , soprattutto in quei settori determinanti per lo scacchiere tattico di Luis Enrique divulgatore di un gioco assai difficile da promuovere, realizzare, soprattutto in Italia. Un calcio moderno , diverso, e per certi versi spettacolare se tutto gira alla perfezione. Ma la perfezione si sa, e partite come questa lo fanno intendere sempremeglio, spesso è utopia, un po’ come il progetto di questa Roma. |

