Guarda i muscoli del capitano! Stampa E-mail
Scritto da Luca Di Giovanni   
Martedì 24 Gennaio 2012 13:21

Il più grande spettacolo nel week end si chiama Roma. Se dopo la prova scialba e annacquata in tutti i sensi in quel di Catania già erano tornati i primi allarmismi sulla questione Roma, questi ben presto si sono trasformati in compiaciuti sorrisi. Presto prestissimo, diciamo che ci sono voluti appena dieci minuti e la paura è subito passata.

Dieci minuti pronti e bum via la Roma già conduceva tranquillamente la gara , alla vigilia presentata come molto ostica con il Cesena , sul risultato confortante e confortevole di 3-0.

Proprio Arrigoni aveva acceso nei giorni antecedenti il match la gara con dichiarazioni sfrontate e intenti più che battaglieri nei confronti di Luis Enrique e della sua creatura bella sì ma quanto mai incostante. Tanti buoni propositi, qualche buona idea e un vecchio campione , quel Mutu che proprio tre anni fa fu ad un passo dal vestirsi di giallorosso, al centro dell’attacco. Poi l’ex Antonioli in porta , il brasiliano Eder a dare fantasia e una serie di onesti mestieranti del pallone a correre su e giù per il campo.

E la Roma?

La squadra giallorossa era la stessa di Catania per otto undicesimi, con un De Rossi in meno a centrocampo rimpiazzato da un Gago scintillante, Greco per Simplicio e un Borini super atomico che sfila la maglia da titolare ad uno spaesato Bojan, ma tanta tanta convinzione in più nella testa e corsa nelle gambe.

Dicevamo della partenza sprint, e così dopo soli dieci minuti dieci di calcio spettacolo lo tsunami giallorosso riduce quel che resta del Cesena e della partita in poco più di un allenamento settimanale.

Dieci minuti dieci di grande velocità, automatismi perfetti e velocità di esecuzione spaventosa quanto devastante.

Giannoccaro non fa in tempo fischiare l’inizio della gara e la sinfonia si apre subito con un tacco geniale di quel maleducato del pallone che risponde al nome di Lamela per l’accorrente Totti , destro improvviso, leggera deviazione e Antonioli è beffardamente infilato . Palla in rete, dito in bocca del capitano, uguagliato il record di Nordahl e curva Sud già in festa.

Neanche il tempo di ricomporsi , di provare ad uscire fuori per il Cesena e all’ottavo è già raddoppio. Gol per la verità viziato da un leggero fuorigioco, ma che bellezza! Azione a tutto campo della Roma, palla al limite ancora per il Coco Lamela che lifta un pallone in mezzo all’area con quel suo sinistro delizioso quasi magico, Totti ammira, si coordina prende la mira e ringraziando il compagno di destro al volo fa ancora secco il povero Antonioli indimenticato ex del terzo scudetto. Stavolta Nordahl è superato, 211 gioie per il capitano giallorosso tutte con una sola maglia. Quella giallo ocra e rosso pompeiano, i colori della città di Roma , i colori della sua gente, i colori della sua squadra: la Roma.Per sempre.

Il resto sono i tanti abbracci dei compagni e la goduria totale per i tifosi. Trasformata in estasi pura neanche una sessantina di secondi più tardi. Ancora Totti ad ispirare, Greco a rifinire e l’assatanato Borini a ribadire. 3-0 e già tutti a casa, ovviamente invitati a rimanere sugli spalti sono solo i tifosi giallorossi che come i difensori del Cesena anche loro rimangono storditi di così tanto strapotere tecnico.

Infatti siamo solo al minuto 11 del primo tempo e già questa partita diventa accademia per la squadra di Luis Enrique e pura sofferenza per Mutu e compagni incapaci di costruire una benché minima resistenza. La Roma padrona del campo controlla, dirige e in più di un occasione si specchia troppo nella sua bellezza fallendo per mancanza di cattiveria più volte il gol del pokerissimo.

Nella ripresa cambia poco ma almeno all’inizio il Cesena ci prova. Arrigoni lascia Mutu negli spogliatoi a mangiare le briciole che Heinze e un superlativo Juan gli hanno concesso nei primi 45 minuti e si presenta con il romano d’adozione ma ex juventino di militanza Candreva. Gli stessi undici invece per Luis Enrique.

La Roma gigioneggia e il Cesena con Candreva ed Eder prova allora a dare fastidio. Heinze sbaglia ( unica sua pecca ) la chiamata del fuorigioco, Eder ne approfitta, si invola e con un morbido sombrero beffa Stekelemburg e accorcia le distanze al quindicesimo.

Paura? Il tempo delle rimonte subite non abita più a Trigoria e centrata la palla la Roma in 4 minuti crea immediatamente due palle gol, prima con Bojan , e poi con Totti che sfiora la tripletta , reclama un penalty ( trattenuta evidente di Colucci su Bojan ) , e al 19 su calcio d’angolo chiude la pratica ristabilendo di nuovo le distanze. Totti dalla bandierina, Borini di testa , Antonioli respinge e Juan lesto come un vecchio bomber d’area di rigore fa 4-1. Saluti e abbracci e Arrigoni sconsolato può nuovamente risedersi in panchina. Definitivamente.

Il Cesena esce dal campo, entra il giovane Viviani per la strameritata standing ovation che il pubblico romanista riserva al suo capitano. Intanto Pjanic, spostato di nuovo trequartista si traveste da Totti, e di sinistro violentemente impallina ancora Antonioli per il 5-1 finale. Rabbiosa la sua esultanza sotto la Sud , il genietto bosniaco è tornato!

Il resto sono solo fraseggi e e tanto possesso ma non più ossesso palla della Roma, che rischia di prendere il secondo gol, ancora con Eder che tutto solo però si fa mangiare letteralmente da un grandissimo Stekelemburg in uscita , ma anche di arrotondare ulteriormente il punteggio.Con Bojan che dopo una serie infinita di dribbling regala una gioia anche ad Antonioli autore di un vero e proprio miracolo sullo spagnolo evitando così che la goleada prendesse delle proporzioni tennistiche.

Ma il vero miracolo se così si può chiamare è tutto in questo progetto , nato non più di cinque mesi fa e già in una fase evolutiva a dir poco convincente.

La Roma torna prepotentemente nell’elite del calcio italiano con il suo gioco fatto di tanto movimento possesso sfiancante per gli avversari e una velocità di esecuzione impressionante che unita all’enorme qualità dei suoi interpreti ne fa una macchina dal potenziale davvero impressionante ma ancora non del tutto espresso.

Rimane il fatto che le assenze e ancora qualche meccanismo ancora non oliato non fanno girare il giocattolo alla perfezione, ma si tratta dei classici “working in progress” di un progetto bello e affascinante ma ancora lontano da un completamento definitivo perché nuovo e soprattutto non facilissimo subito da proporre.

La Roma è una squadra bella ed efficace che però ha forse un limite. Tanta classe ed eleganza che a volte si perde se l’avversario diventa fisico ed ostico, e se il campo magari non è in perfette condizioni e il fraseggio veloce e brillante in mezzo al campo subisce degli intoppi. Catania docet. La Roma può incappare nella giornata storta ( vedi Firenze o Udine ) o nella giornata da bella e impossibile ( Cesena e Bologna ) , ma ancora abbiamo l’impressione che l’alba delle giornate da vittorie sporche e sofferte sia ancora lontana . La squadra di Luis Enrique vincerà asfaltando gli avversari , come il Cesena di Arrigoni oggi o il Bologna un mese e mezzo fa , ma abbiamo il sentore che raramente saprà imporsi soffrendo, fino all ‘ultimo respiro con la zampata vincente di uno dei suoi campioni ( vedere Klose nel derby).Considerazioni importanti a margine di un prodotto però ancora in divenire che siamo sicuri con il tempo si avvicinerà sempre di più a quella perfezione calcistica che sin dai primi giorni di ritiro il tecnico spagnolo ha cercato di inculcare nella testa dei propri giocatori e nella mente dei tifosi. I presupposti sembrano esserci, come i risultati, sempre di più convincenti, così come il gruppo sempre più unito e intento a marciare insieme al proprio allenatore verso un'unica direzione. Al ritmo di trabajo e sudor ,lavoro e sudore che solo il tempo ci potrà dire se oltre al bel gioco potrà portare nella bacheca di Trigoria anche qualche prestigioso trofeo. Per ora accontentiamoci dello spettacolo di partite come quella col Cesena che di questi tempi non è poco. Anzi come diceva qualche ex mai dimenticato da queste latitudini, è tanta roba.

 
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