Roma avanti tutta! Stampa E-mail
Scritto da Luca Di Giovanni   
Martedì 20 Dicembre 2011 09:45

www.Vedi Napoli e poi muori. Per Luis Enrique e la sua Roma invece il capoluogo campano è sinonimo di nascita, anzi rinascita. Per la sua squadra, il campionato e tutto quello che necessariamente serve per far finalmente decollare questo benedetto progetto.

Trasferta delicata, trasferta difficile, Il San Paolo una bolgia infernale che soprattutto in champions league ha fatto vittime illustri. La Roma ci arriva rinfrancata nel morale per la prova fornita contro la Juventus ma non del tutto guarita per quanto riguarda gioco e risultati. Inoltre pesano sulla squadra i vari acciaccati , squalificati e infortunati di lungo corso soprattutto Gago e Pizarrro ( chi l’ha visto?).

Mazzarri fresco di qualificazione Champions storica agli ottavi, tra un pensiero a Drogba e uno a Lampard può contare sulla formazione tipo , tutti abili e quindi arruolati.

Da una parte Hamsik Cavani e Lavezzi trio spettacolo e gol per i partenopei e dall’altro Totti Osvaldo Lamela, meno illustre ma pur sempre un terzetto tutto classe e talento e quindi degno di rispetto. Le premesse per una partita pazza e piena di gol, ci sono tutte ( l’ultimo 0-0 risale ad un lontano aprile del 1995… n.d.r. ) E le promesse si sa vanno mantenute. Sempre. O quasi. Accontentati. Dopo neanche tre minuti di gioco ed è già gol. Della Roma. Lamela , si inventa una magia delle sue sulla sinistra, il tocco di suola sul pallone una delizia per palati fini , Campagnaro e Cannavaro estasiati rimangono impietriti così come De Sanctis che si vede il pallone sgusciare via dalle mani e rotolare in rete,dopo la scivolata disperata di Aronica intervenuto per fermare il tiro cross maligno del giallorosso. 1-0 per la Roma. Subito . come sette giorni fa con la Juve.

E da qui inizia un ottovolante fatto di emozioni , spettacolo e belle giocate di tutti e ventidue i giocatori in campo. Il Napoli subito si riversa nella metà campo giallorossa e dopo un forcing più disordinato che altro ha la palla per pareggiare subito i conti. Il lavoro di Zuniga sulla sinistra è prezioso quanto efficace, la palla forte e tesa attraversa tutto lo specchio , fino ad arrivare sui piedi di Hamisk che solo soletto da due passi di piatto manda incredibilmente alto. La Roma si scuote e in contropiede ragionato, diciamo un possesso palla meno ossesso e più tendente alla verticalizzazione crea pericoli alla difesa partenopea soprattutto con il duo terribile Osvaldo- Lamela ben coadiuvati dai tocchi semplici ma di classe di Simplicio e capitan Totti. Ma l’occasione vera capita ancora sui piedi di Zuniga che in area da buona posizione sparacchia alto. La Roma trema ma non si intimorisce e così un bello scambio Simplicio-Osvaldo porta alla conclusione dell’italo argentino che da ottima posizione manda alto sopra la traversa. Più che una partita di calcio sembra di assistere ad un vero e proprio incontro di pugilato con i due boxer tonici e scattanti sul ring che si colpiscono a vicenda l’uno contro l’altro, uno dopo l’altro, prima il pugno napoletano e poi quello romanista. Al 31’ è la volta infatti del colpo azzurro, Lavezzi scattato via sulla sinistra di contro balzo tira forte di destro ma il palo esterno salva Stekelemburg e lascia tutto invariato. Quelle partenopee più che veri pugni assestati sul corpo dell’avversario sono delle fiammate improvvise alla partita , una partita stranamente sottotono e ad un ritmo più compassato del solito dove soprattutto nel centrocampo trova i suoi interpreti più illustri quali Gargano e Inler in evidente giornata no e un Maggio sempre pungente ma piuttosto impreciso e poco lucido. Così la Roma cerca di approfittarne e prima ancora Osvaldo stavolta imbeccato da un lancio chirurgico di De Rossi si divora un gol già fatto a tu per tu con De Sanctis , concludendo di pochissimo a lato e poi Lamela con un tiro di sinistro che colpisce il palo esterno, tentano già nei primi 45 minuti di dare una svolta decisa alla gara e di mandare subito K.O. il Napoli.

Ma la vera notizia buona per la Roma e la chiave di tutto il match arriva dopo soli 10 minuti del secondo tempo, dopo un gol annullato al Napoli ( giustamente per spinta di Maggio su Rosi) , la squadra di Mazzarri deve fare a meno di Lavezzi che nel tentativo di intercettare un cross dalla destra in scivolata si procura uno stiramento al quadricipite. Uscito l’argentino dal campo,come spesso capita di recente, esce di scena tutto il Napoli o quasi. La Roma prende coraggio e convinzione e soprattutto nella fase centrale della ripresa “uccide “la partita. Nel vero senso della parola. Minuto numero 12’, il pallone di Totti è preciso e vellutato , Campagnaro si addormenta e il solito Osvaldo fa 2-0 zittendo tutto il San Paolo. Il Napoli è sulle gambe e la Roma capisce che il momento è di quelli giusti per finire l’avversario , per il colpo decisivo. La difesa è concentrata e compatta come non mai, pronta a rintuzzare i disperati tentativi partenopei fatti più di orgoglio che altro.La squadra giallorossa è abile nel ripartire buttandosi negli spazi sapientemente guidati da un Totti ancora a secco di reti ma quanto mai lucido e intuitivo nel dirigere il traffico in mezzo al campo. Preziosi e sempre pericolosi gli inserimenti senza palla dei centrocampisti, Simplico , Greco e Taddei. E proprio quest’ultimo al 29’ in area fallisce il terzo gol dopo una splendida azione di contropiede della Roma di spallettiana memoria. Quelle azioni tutte d’un fiato, quasi alla mano in stile rugby con cui i giallorossi spaccavano le difese avversarie.

Ma come sempre succede, quasi come una legge divina , sicura come possono essere le tasse ( beh in italia per la verità molto meno…)la legge del gol mancato gol subito si ripete. Inesorabile. Il Napoli infatti fin lì quasi sfiancato e demotivato riapre così improvvisamente la gara. E’il 36’ e un’ azione confusa sulla destra si conclude con un incursione di Hamsik che scuote la rete e tutto il San Paolo facendosi parzialmente perdonare dell’errore gravissimo del primo tempo. Il Napoli riprende vigore e forza ,ma è qui che la Roma fa il vero salto di qualità, la squadra di Luis Enrique non crolla psicologicamente , non si disunisce, soffre da grande squadra e con altrettanta lucidità riesce a non subire il tentativo di rimonta degli azzurri ( il gol al 44’ del s.t. di Pandev è annullato per un netto fuorigioco di Cavani ). Anzi senza mai troppo indietreggiare propone sempre la sua idea di gioco ( prevalentemente di attacco ) e così sempre in contropiede con grande freddezza trova il suggello per la vittoria. Sponda intelligente di Osvaldo per l’accorrente Simplicio che con l’aiuto di una deviazione la piazza alle spalle di De Sanctis. 3-1 e tutti a casa. Anzi quasi. Perché uno sgusciante Bojan ( determinante il suo ingresso in campo) ancora una volta si fa largo tra le maglie azzurre con estrema facilità servendo il pallone per il poker ad Osvaldo , mai il numero 9 romanista forse stanco e poco lucido sparacchia addosso a Cannavaro appostato sulla linea di porta. Francamente sarebbe stato troppo. Troppa grazia dopo tanto soffrire per questa Roma, che stavolta anche un po’ aiutata dalla buona sorte ( soprattutto nei momenti cruciali del match) riesce comunque ad uscire vincitrice dal San Paolo meritamente con i tre punti in tasca ed il morale alle stelle.

Luis Enrique mai visto così felice come al triplice fischio finale parlerà di calcio moderno in sala stampa. Sì perché la Roma non è vero che da brutta copia spagnoleggiante in salsa catalana sia passata ad un sistema di gioco più pragmatico e cinico diciamo all’italiana. Semplicemente il tecnico asturiano in maniera intelligente ha adottato una crasi,una fusione molto semplice quanto efficace dei due sistemi tattici. E non solo. Funziona e alla grande anche il mix perfetto ed equilibrato di veterani della vecchia guardia vedi Totti, Simplicio , De Rossi e Juan e giovani terribili soprattutto Lamela e Osvaldo. Meno possesso-ossesso e più verticalizzazione, attaccare sì ma non sempre, e soprattutto tenere sempre bene in mente anche quello che gli avversari faranno o possono fare. Il che non è sinonimo sempre di pragmatismo o di remissione delle proprie idee calcistiche , ma semplicemente intelligenza tattica frutto di un integralismo poi non così...integrale. Una squadra che a 20 minuti dal termine sta vincendo fuori casa per 2-0 ha ben poco di italiano e difensivista se sostituisce Lamela ( una mezzapunta ) con un attaccante puro come Bojan. Quando si perde si è spagnoli , quando si vince invece sì ritorna italiani? Troppo facile. Oggi al San Paolo ha vinto la Roma di Luis Enrique punto e basta.

 

 
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