Firenze Maledetta! Stampa E-mail
Scritto da Luca Di Giovanni   
Martedì 06 Dicembre 2011 22:07

Si scrive progetto si legge fallimento. Quello della Roma, quello di Luis Enrique , quello di Baldini, Sabatini e di tutti gli americani con in primis Mr Di Benedetto.
Se fino a ieri c’era una tifoseria spaccata, opinione pubblica e addetti ai lavori divisi su quali e quante potessero essere le reali possibilità di questo nuovo progetto di calcio, di questa idea di gioco e di coinvolgimento collettivo fatto di tanti passaggi, di “tiqui taqua” , di Barcellona, di trabaco e sudor come qualcuno veramente sperava,di complicità, di spettacolo, gol e divertimento. Ecco, tutto questo è miseramente e mestamente crollato ieri pomeriggio al minuto quindici allo stadio Franchi in un Fiorentina-Roma che passerà per l’ennesima volta come la partita della…svolta giallorossa. In negativo.

Nemmeno un quarto d'ora, nemmeno il tempo di prendere confidenza con il campo e con un clima da sempre ostile, che quel guastafeste di Jovetic ( ovviamente ieri il suo rientro dopo un infortunio…) ridicolizzava Juan , gli girava intorno per poi farsi stendere da dietro a due passi da Stekelemburg. Rosso diretto, rigore per la Fiorentina, e doccia anticipata per quel che resta dell’ex difensore della nazionale brasiliana, e partita già segnata per tutta la Roma. Dal dischetto il serbo fa 1-0.

Luis Enrique rimane impassibile e come se niente fosse lasciando la squadra immutata, niente cambi , niente stravolgimenti tattici, fermo , ostinato nelle sue convinzioni quasi come pietrificato. Mai però quanto i tifosi della Roma , rimasti forse più scossi nell’apprendere le novità di formazione del tecnico asturiano che non nel vedere già di per sé compromessa la gara dopo neanche una manciata di minuti. Totti in panchina , Borriello insieme ad Osvaldo a casa, e soprattutto ormai un ex calciatore di nome Cicinho in campo titolare di fascia destra, fanno molto più male del sinistro di Jovetic dagli unduici metri. Ci rimani invece malissimo poi se per quasi trentacinque minuti di gara seguenti hai sempre il pallone tra i piedi ma non tiri mai in porta accorgendoti forse che all’ennesimo cross inutilmente buttato in area forse un centravanti ti avrebbe fatto più comodo che non una serie di “pischelli” leggeri nello spirito oltre che nel fisico, e per giunta fuori ruolo ( vedere Pjanic trequartista, Lamela e Bojan di punta) che andavano inutilmente a sbattere contro i granatieri gigliati. Dolore atroce se dopo tutto ciò la Fiorentina rintanata, e solo un po’ più logicamente organizzata di te e nulla più, su calcio d’angolo all’improvviso ti buca per la seconda volta grazie ad una dormita colossale di Heinze e al gol di un difensore , Gamberini, che Roma a parte non segna mai.

Così conclusosi il primo tempo, chi si aspettava una reazione di orgoglio e cuore da parte dei giallorossi, rimane e rimarrà profondamente deluso. Non certo un recupero o una rimonta per una partita già di per sé compromessa , ma un sussulto, una reazione. No. Niente di tutto ciò. Luis Enrique non pago dei suoi errori e del non gioco della sua squadra lascia campo e gloria ad una Fiorentina che pur non essendo in uno dei suoi momenti migliori della stagione, non fa nessuna fatica ad addomesticare la partita e a colpire quando e come vuole. Commoventi nella stoica resa i vari Taddei, De Rossi e Gago, assolutamente irritanti Bojan, Lamela e non per colpa sua Cicinho ( forse come giardiniere sarebbe più utile…visti anche i campi di Trigoria…), a dir poco inutili gli altri interpreti. La partita non cambia, il possesso esasperante ( per chi lo guarda) della Roma porta solo ad un paio di “telefonate” di Lamela a Boruc e nulla più….Il limite della Roma e quindi del suo allenatore è quello di giocare sempre nella stessa maniera qualunque sia la partita, qualunque sia il risultato. Non c’ è un idea, un cambiamento improvviso, un cambio di passo che possa modificare all’improvviso quello che è invece un canovaccio prestabilito e poco incline alle novità. La Roma è una squadra sull’orlo di una crisi di nervi ( la gomitata di Heinze e la maglietta buttata in terra da parte di Bojan sono solo alcuni esempi…) una squadra fragile che alla prima vera difficoltà risponde con un’isteria smodata e fuori luogo. Manca la cattiveria , la ferocia ( per dirla alla Sabatini…), la convinzione di quello che si sta facendo forse perché proprio i calciatori sono i primi a non essere convinti.

Così i cambi assolutamente fuori logica, sconclusionati, senza principio quasi provocatori di Luis Enrique nella ripresa ( Josè Angel intermedio sinistro, Greco e Simplicio a pascolare per il campo ) e l’espulsione di Gago per fallo di frustrazione sono solo la logica conseguenza di tutto questo. Lo schiaffo al pallone di Bojan sulla linea di porta e conseguente espulsione per il rigore del terzo gol dei viola è solo l’indegna conclusione di una giornata più nera delle nuvole che minacciose avevano circondato lo stadio Artemio Franchi per tutta la partita.

Piove a Firenze, piove sulla Roma, piove sulla testa di Luis Enrique e su questo progetto così tanto orgogliosamente presentato e mai decollato. Dopo quattro mesi di campionato i risultati sono pessimi ( più che mai schiavi sembra di essere sempre più prigionieri di un risultato che raramente arriva: la vittoria ) ma soprattutto la cosa più lampante è che la squadra più che fare passi avanti ne fa di pericolosi e preoccupanti all’indietro. Sempre più grandi, sempre più evidenti. L’unica soluzione come sempre in questi casi è il silenzio ed il lavoro per poter ricompattare il gruppo. Ma questo gruppo c’è ancora? Ed è tutto con l’allenatore? Domande sicuramente lecite, risposte molto più difficili da ottenere, nel mezzo una settimana di dubbi, confronti , scontri e passione, tutti ad altissima intensità...e tra sette giorni in un Olimpico che non farà più sconti, si presenterà la lanciatissima capolista che si chiama Juventus...

 
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