Cara Roma che brutta sconfitta! Stampa E-mail
Scritto da Luca Di Giovanni   
Martedì 29 Novembre 2011 11:26

Prendete l’azione di Pjanic alla fine del primo tempo, discesa sulla sinistra , solo davanti ad Hanadnovic e tiro che non era né una conclusione né un cross, sballato e lento che si perde sul fondo. Poi prendete ancora un’azione della Roma. Stavolta siamo ad inizio ripresa, Lamela se ne va ancora sull’out sinistro, entra in area e invece di servire soli soletti sia Osvaldo che Pjanic molto meglio piazzati in area di rigore, conclude debolmente tra le braccia del portiere dell’Udinese. Infine prendete Di Natale, il lancio di Pinzi è millimetrico, il tentativo di recupero di Kjaer commovente quanto goffo, e la conclusione dell’attaccante napoletano è decisa, violenta, un destro forte e preciso che scuote la Roma e manda in paradiso l’Udinese di Guidolin. Ecco prendete come esempio queste tre azioni decisive del match e avrete in pochi attimi tutta la differenza che passa tra la Roma di oggi e l’Udinese lanciata nelle altissime zone del campionato. Differenza netta. Abissale. Da una parte lo spartito è eseguito in maniera precisa, convincente, frutto di anni di sacrifici e di un meccanismo oliato e sempre ben integrato nonostante ogni tanto qualche strumento importante venga lasciato per strada ( Sanchez , Inler ). Dall’altra invece siamo di fronte ad una squadra ancora in fase di costruzione, immatura , senza identità ma soprattutto senza carattere.

Eh sì, la trasferta in Friuli per Luis Enrique e i suoi ragazzi è stato un vero e proprio passo all’indietro. Doppio. Dopo le vittorie per altro sofferte con Novara e Lecce la Roma torna sulla terra incappando nell’ennesima sconfitta con una squadra che la precede in classifica.
Quindi più forte. Era già succsesso con Lazio e Milan. Probabilmente succederà di nuovo, e se si esclude la Fiorentina, per la Roma il cammino sembra procedere non proprio sotto i migliori auspici.

 

La Roma quello che più risalta è una squadra che ancora non ha ben in mente quello che deve fare, e soprattutto come lo deve fare. Il suo famoso possesso palla è stato spazzato via dall’aggressività dell’Udinese che con forza, attenzione, rimanendo sempre corta e concentrata ha letteralmente soffocato i centrocampisti giallorossi soprattutto nella prima frazione di gioco che oltre all’occasione per Pjanic ha detto molto poco sotto il punto di vista delle occasioni facendo rimanere la partita in uno stallo totale.

 

La ripresa invece ha visto una convinzione in più. Da parte della Roma. Soprattutto nei primi ormai soliti 20-25 minuti, maggiore velocità di manovra, squadra più alta , hanno fatto sì che l’Udinese arretrasse di un po’ il proprio baricentro. Ma si è capito subito che si trattava di un fuoco di paglia e nulla più. Infatti le occasioni sono state poche, se si esclude il colpo di testa di Juan su calcio d’angolo , l’azione solitaria di Lamela , e infine un bel numero di Osvaldo in area con coclusione di poco sopra la traversa. Troppo poco per vincere, troppo poco per spaventare questa Udinese. Che infatti non si fa attendere . Prima al 25’spaventa, la conclusione di Basta ravvicinata è sventata miracolosamente da Stekelemburg, E poi colpisce. Fatalmente. Proprio quando lo 0-0 sembrava il risultato a cui ci si stava per abituare e dove ci si stava incanalando, al 34’ invece la solita verticalizzazione improvvisa degli avversari ha colto per l’ennesima volta impreparata la difesa della Roma e soprattutto Kjaer, Di Natale come detto ne approfitta e fa 1-0.

 

Proprio quando Luis Enrique toglieva Gago ( perché?) per Bojan per provare a vincere la partita. La perde. Già. Perchè una brutta Roma, stanca e con poche idee a parte la fiammata illusoria di inizio ripresa avrebbe forse dovuto accorciare un po’ di più, per evitare spiacevoli imprevisti. Invece l’integralismo catalano portato all’eccesso ha fatto sì che anche stavolta a festeggiare siano gli altri. Guidolin lo stava solo aspettando sfregandosi anticipatamente le mani. Questa è l’Italia e il campionato italiano, qualcuno a Luis Enrique dovrà pur dirglielo. Ma chi? La Roma nei dieci minuti restanti manca clamorosamente. Nessuna reazione, neanche di rabbia , di orgoglio. Niente di niente, tutti avanti appassionatamente e disordinatamente e così il devastante Armero indisturbato ne approfittava e si involava sulla sinistra , il solo Juan a contrastarlo, pallone crossato facile facile al centro che Isla smarcatissimo in area doveva solo accompagnare in rete. Detto, fatto. Due a zero e tutti a casa. E così Udine come campo della svolta , della continuità di gioco e di risultati almeno nelle intenzioni, si trasformava nell’ennesimo stop mortificante che darà adito a numerose polemiche e riflessioni per una squadra che quasi a ridosso di dicembre ancora non sembra avere una propria identità calcistica , e che soprattutto ha già mandato un chiaro e forte messaggio ai propri tifosi e agli addetti ai lavori: forte con le piccole , debole con le grandi, se non è questa una piccola Roma? Per quest’anno i tifosi già l’hanno capito, probabilmente non si vincerà nulla, del resto lo aveva già anticipato a chiare lettere De Rossi qualche giorno fa. Mica uno qualunque.

 
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