| L’Italia di 150 anni fa – Alfabetizzazione e lingua |
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| Scritto da vladimyr martelli |
| Venerdì 11 Marzo 2011 16:34 |
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In fondo l’Italia è un paese giovane, pur avendo una storia più che millenaria; 150 anni per una Repubblica non sono molti. Ma come era l’Italia 150 anni fa? Questa situazione comportò tutta una serie di provvedimenti, tra i quali la legge Casati e la legge Coppino del 1877, che portarono l’istruzione obbligatoria fino a 12 anni rendendo gratuita quella elementare dai 6 ai 9 anni; furono stabilite anche forti sanzioni per chi disattendeva tali obblighi. Tutto questo comportò in 40 anni un forte aumento di alfabetizzazione nella popolazione italiana: nel 1901 il 50 per cento della popolazione italiana sopra i 5 anni si era alfabetizzata. I primi anni dell’unificazione furono pervasi anche dalla necessità di unificare il linguaggio; la necessità era quella di parlare una lingua che poteva essere compresa se non da tutti comunque dalla maggior parte di italiani. Fin dall’inizio si scontrarono due tendenze, ovvero quella degli intellettuali che avevano come riferimento la rivista “Il Caffè”, moderni ed illuministi, che volevano l’apertura della lingua italiana alle influenze europee ed in particolare ai francesi; all’opposto vi era la posizione dei cosiddetti “puristi”, che avevano come riferimento l’Accademia della Crusca di Firenze. Questi volevano che lingua italiana fosse più legata alla tradizione. Tra i primi intellettuali che si posero concretamente il problema cercando in qualche modo di trovare una soluzione, vi fu Francesco De Sanctis che pubblicò i primi dizionari della lingua italiana. La differenza tra lingua scritta e lingua parlata rimase a lungo, e forse questa divisione vi è in parte ancora oggi. Un altro intellettuale di spicco dell’epoca, Alessandro Manzoni, si fece portavoce dell’esigenza di unificare la lingua italiana; nel 1868 invio al ministro dell’istruzione dell’epoca uno scritto concernente il rapporto “Dell’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla”. La tesi di questo rapporto era che la lingua italiana doveva fondarsi sulla diffusione, attraverso le scuole elementari nazionali, dell’uso parlato del fiorentino. Le difficoltà furono molte e probabilmente, come qualche studioso afferma, il definitivo uso di una lingua comune parlata e compresa avvenne con la nascita della televisione ed alla messa in onda di alcuni programmi specifici, tra i quali il più famoso fu quello dal titolo “Non è mai troppo tardi” del maestro Alberto Manzi che, dal 1959 al 1968, secondo alcune stime, insegnò a scrivere e a leggere almeno ad un milione di italiani. |





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