Le donne del Risorgimento a Roma Stampa E-mail
Scritto da vladimyr martelli   
Martedì 08 Marzo 2011 09:53

ritratto di Cristina Trivulzio Belgiojoso

Nel giorno della festa delle donne come non cogliere l’occasione per parlare delle molte donne che hanno fatto il Risorgimento? Tra pochi giorni, il 17 marzo, festeggeremo il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Lo abbiamo già scritto nello speciale, raccontando il Risorgimento visto dai pittori soldato. Le donne sono presenti e svolgono un ruolo attivo nel Risorgimento. Accompagnano, curano i feriti, cuciono bandiere e indumenti; nei quadri dell’epoca, che rappresentano un po’ i reportage fotografici del tempo contemporaneo, sono sempre rappresentate. Poi ci sono persone conosciute ed altre meno, eroine visibili ma anche invisibili. C’è la garibaldina Tonina Marinello conosciuta anche come “La Masenela”, che si imbarca con Garibaldi ed i Mille vestita da uomo, raggiungendo il grado di ufficiale, oppure Antonietta de Pece, sostenitrice convinta di Mazzini tra le fondatrici dei comitati per Roma capitale. Ma esistono anche molte donne di altre nazionalità che si appassionano ai fatti italiani, divenendo anch’esse fervide sostenitrici del Risorgimento italiano, come Jessie White, giornalista inglese simpatizzante del movimento mazziniano, o  Margaret Fuller Ossoli, giornalista americana che seguì da vicino le vicende della Repubblica Romana. Le radici del Risorgimento si trovano in altri avvenimenti che hanno preceduto l’unificazione. Tra questi vi è sicuramente la Repubblica Romana del 1849. Il 9 febbraio 1849 un’Assemblea eletta a suffragio universale proclamava la Repubblica Romana. La guida della Repubblica fu affidata ad un triumvirato composto da Carlo Armellini, Aurelio Saffi e Giuseppe Mazzini, che scelsero come bandiera il tricolore. Il capo dell’esercito repubblicano era Giuseppe  Garibaldi, come aiutante di campo poi nominato capitano, c’era un giovane genovese di nome Goffredo Mameli, l’estensore delle rime dell’inno d’Italia. La Repubblica Romana cadde il 4 luglio dopo appena cinque mesi di vita. Margaret Fuller Ossoli, che partecipò attivamente  agli avvenimenti del 1849, sposò un giovane nobile romano Angelo Ossoli ed assieme alla nobile  Cristina Trivulzio Belgiojoso  si occuparono dell’assistenza ai feriti, quest’ultima dirigendo il Comitato di soccorso. Tale Comitato fece appello alle donne italiane per l’assistenza ai partecipanti dei moti di Roma; a tale appello risposero in tante, dalle popolane, alle nobili, alle prostitute di professione: con tale appello venne creata l’assistenza femminile laica ovvero le infermiere. Famosa fu in quei giorni la polemica innescata dal fatto che alcune donne erano prostitute; lo stesso Papa Pio IX criticò apertamente quanto stava succedendo ricevendo una dura replica dalla stessa principessa Belgiojoso che difese con forza l’operato delle donne infermiere. Tra gli appelli pubblicati durante la Repubblica Romana vi fu quello diretto alla raccolta  di materiale per le medicazioni, che terminava nel seguente modo: “Romane, coraggio! Si avvicinano i momenti nei quali faremo conoscere al mondo come da noi si onori l'amor della Patria”. Proprio all’ambulanza centrale, al posto centrale deputato alla raccolta e cura dei feriti, ossia l’ospedale della Trinità dei Pellegrini, il 6 luglio moriva il non ancora ventiduenne Goffredo Mameli. Amato come un figlio da Mazzini e ammirato da Garibaldi, morì a seguito delle ferite riportate ad una gamba nella difesa della città di Roma dall’assedio dei francesi, probabilmente a causa di una pallottola esplosa da un compagno di armi, quello che oggi si direbbe fuoco amico. Fu curato da Cristina Belgiojoso e dalle sue infermiere morendo tra le loro braccia, accompagnato dall’affetto di donne che fecero il Risorgimento, spesso come eroine invisibili.

 

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